Mammafotogramma_part.1

Ecco il nostro incontro, direttamente dal loro fantastico studio (nuovissimo!) milanese, con  i Mammafotogramma, un laboratorio dall’aria “underground” che “nasce dall’interesse di indagare un linguaggio trasversale e complesso quale l’animazione”, come scrivono loro stessi sulla pagina di presentazione del loro sito e come hanno raccontato, mostrato e dimostrato (^_^) anche a noi in un pomeriggio…

Come dopotutto dimostrano questi 3 minuti estrapolati da ore ed ore di riprese ad inseguirli da un angolo all’altro del loro rifugio, a sbavare sui pupazzi dei loro stop motion, dietro le vetrinette e attaccati alle pareti, al soffitto, alle travi…insomma. Vedere per credere.

Questo video in ogni caso è giusto un’introduzione, chiamiamola “part.1″, con tanto di “poetica della grana”, del tutto superflua e postprodotta al fine di distruggere tutti gli sforzi di perfezione dei tecnici Canon.

E con tanto di scuse ai Mamma, sempre se si ricordano ancora di aver dato questa intervista, più o meno nel mese di febbraio. E, si, è solo metà…la metà meno interessante tra le altre cose.

E non lo dico per spingervi ad aspettare anche la seconda parte, non solo.

Quando sarà pubblicato…? Prestissimo! Ma teneteci d’occhio ;)

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Overtake_the backstage

Backstage di un video realizzato dopo aver vinto un concorso volto alla realizzazione di un video da mettere sul sito di un concorso.. (O_o)
…Per studenti di ingegneria…

Per questo simpatico omaggio al nostro lavoro ringrazio la goPro, chi ce l’ha prestata (un’anonimo amico di cui ricordo vagamente l’aggirarsi furtivamente attorno alla pista del palaghiaccio di Assago…) e chi ha gentilmente acconsentito a mettere a disposizione la propria fronte per il nobile scopo…

Oltre ovviamente tutti gli altri!

!!CREDITS!!

p.s.: La gopro…

…e il suo segno

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Overtake

AVVERTENZA:  il seguente testo potrebbe presentare errori grammaticali e di impaginazione. Ne sono consapevole, sono il mio marchio di fabbrica.
Who has the bowler vi presenta la sua ultima esperienza lavorativa, traumatica, immersiva e stressante.

Trattasi di un ispirational video.

Gli studenti di ingegneria(!) italiani, francesi e svizzeri hanno la possibilità di utilizzare la strumentazione di ST  per sviluppare nuove tecnologie per lo sport.
Il video vuole far riflettere su un possibile allenamento che porti lo sportivo a superare i propri limiti. Stimoli randomici e IO tecnologico sono stati mescolati in un chiacchierata collettiva che ha portato un risultato interessante, ecco a voi il prodotto finale.                                                                                                                                                                                                                                               st-innovationcup

alcune foto di backstage sono presenti nei seguenti account flickr (molti scatti verrano inseriti nei prossimi giorni)

-   ludoka

-   snerto

-   lastellablu

tommaso

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no words

“Sto parlando.
Metti in play il video e osserva quello che sto dicendo, senza ascoltare.

Perché le parole sono importanti.
Da una vita intera lotto con le parole: le prendo, le strappo, le strapazzo, le dilanio, le cancello, le dimentico, le cerco, non le trovo.
Godard, nel suo film ‘Due o tre cose che so di lei’, dice: “il linguaggio limita il mondo, il mio linguaggio limita il mio mondo”.

Allora quando io parlo -o scrivo- definisco il mondo, gli attribuisco contorni netti, passaggi nitidi, insiemi chiusi. Lo rendo facile, questo è vero, ma subito dopo mi ricordo che c’è un prezzo da pagare. In questo caso il prezzo è la perdita delle sfumature, dei colori incerti, della vastità e della ricchezza delle cose. E’ un prezzo altissimo, se ci pensiamo, anche se l’abitudine ce l’ha fatto dimenticare.
Scrivere e parlare sono due atti che contengono in sè il principio della vita e dell’universo: creano e distruggono nello stesso istante.
Creano, perché qualcosa inizia ad esistere nella mia mente solo nel momento in cui gli attribuisco un nome; distruggono, perché in quel preciso istante ho ridotto l’immensità ad una sola parola, definibile e consultabile su un qualunque dizionario.

Ora ti svelerò che io osservo molto, ma parlo poco. Il mio mondo è il mondo di un miope. Tutto ha la trama sfuocata del sogno, della vacuità, e non so dove finisce un elemento e ne inizia un altro.
Anche in questo caso c’è un prezzo da pagare: non avrò mai definizioni precise, e non mi resterà che affidarmi alle sensazioni, o a tutte le altre cose che parlano senza usare la voce.
Metti in play il video e immagina quello che sto dicendo.
E’ esattamente quello che sto cercando di dirti.”

Federica Orlati

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5 secondi, 127 ore e mezzo e tanto vino bianco

Quando si parla di “cinque secondi” si pensa a qualcosa di molto breve. Decisamente breve non è stato il tempo impiegato nella post-produzione dei nostri cinque secondi. Partiamo dall’inizio: abbiamo una idea, una bambolina che corre all’interno di un cestello di metallo, poi abbiamo delle pentole che oscillano nell’aria e una fantastica carrellata in avanti; tutto in stop-motion! Sicuramente c’è da dire che 5 secondi a passo 2, cioè 12 fotogrammi al secondo, se pensiamo ad una proiezione in 24fps.. sono esattamente 60 scatti. A noi però piace complicarci, siamo complicati. Quindi complichiamoci divertendoci: prima scattiamo le foto al cestello, poi alla bambolina che corre, inciampa e… e poi una bellissima carrellata tra le pentole. Cosa ci manca… il compositing! Qui il gioco si fa duro e noi, teste di diamante, ci imbarchiamo in un infinito lavoro di scontorno delle foto. Non so se citare il film di Danny Boyle rende l’idea, ma per noi credo sia stato un po come ritrovarci incastrati tra le montagne dello Utah, solo che non ci siamo tagliati via il braccio (ops, spoiler), tanto David Letterman ha già spifferato tutto nel suo show molto prima con James Franco. Mannaggia al mio procrastinare.. torniamo ai 5. Tutto pronto alla fin fine, e mandiamo l’upload. Il tempo passa ed ecco infine la premiazione. Più di 130 video, tra cui il nostro, in bella vista, che non vince, ma vinciamo ugualmente: tanto vino bianco per tutti.. gratis!

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TROLL 2

[film horror diretto da Claudio Fragasso, 1990]


Qui si apre per forza di cose un dibattito [ma dovrete vedere il film] oltre che un nuovo capitolo della storia del cinema.
Perchè, senza ombra di dubbio, ha tutto il diritto di essere preso in considerazione come perla del suo genere (se mai si può dire che appartenga veramente a un genere).
Troll2.
Un film in cui di un troll, neanche l’ombra. Ma per assicurarsi un futuro promettente al botteghino, perchè non spacciarsi come sequel di un film di successo…?
-O MIO DIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIOOOOO- cit.
In compenso, un esiguo numero di Goblin (o comunque sia, poche maschere -di gommapiuma?- a disposizione della produzione) che sbavano qua e la un liquido verde ovviamente fluo e organizzano party country offrendoti torte e dolcetti dello stesso colore, che tu, la vittima designata come loro prossimo pasto, ovviamente mangerai con gusto.
Il tutto in una città (ideale luogo di vacanza per una famiglia media statunitense?) di nome NILBOG, che se non l’avrete capito da soli, ci penserà il bambino protagonista a farvi notare il sottile doppiosenso di questo nome. Esattamente quando lo vedrà riflesso in uno specchietto retrovisore, alla ricerca del nonno morto CON I POTERI, e che difende l’amato nipote (che continua a incontrare post-mortem di nascosto al resto della famiglia) sparando fulmini qua e la.
Poi una strega cattiva (“Io sono discendente -ghigno- dell’antica stirpe -storce l’occhio destro, stringendo l’altro!- dei DRUIDI! -urla, e muove le sopracciglia in maniera improbabile.”) con una motosega nascosta nel reggicalze e manie naturaliste.
Una famiglia americana improbabile, composta da una madre nettamente più inquietante di questi mostriciattoli rigurgitanti che saltellano in giro per il set e cadono da scale onnipresenti durante tutto il film, una figlia palestrata con un fidanzato neanche demenziale -e gli amici??- un figlioletto lentiginoso ed eroico che parla col nonno morto [vedi sopra] che compare facendo capolino da muri e specchi col suo simpatico ghignetto a denti larghi (“Nonno! Ma hai sbagliato stanza!” “Scusami…Non conosco la planimetria di questa casa…”) e un padre…beh, pare che l’attore, dentista di professione, operasse i suoi pazienti tra un ciak e l’altro…

C’è ancora chi si ostina a sostenere che le intenzioni del film fossero quelle di una produzione seria.
Per quanto mi riguarda, se anche tutta l’incapacità di questo mondo potesse essere compressa in un singolo individuo, e questo individuo dovesse decidere di fare un film, non potrebbe MAI riuscire a generare un simile capolavoro di orrore cinematografico (credo che oramai avrete capito che il termine “orrore” non si riferisca al genere).
Il trash, toglietevelo dalla testa.
Guardate Troll2.

DOMANDE AL REGISTA:
Che fine hanno fatto gli amici? (E perchè nessuno si cura di loro?)
Quali erano le iniziali intenzioni del film?
Cosa pensa del movimento cult che il suo film ha generato in America?
Perchè si è accanito contro il cibo sano e ha creato MOSTRI vegetariani? -“Ma io combatterò…con un panino doppia mortadella e salsiccia!”
(Io l’ho giustificato col fatto che lei, regista Italiano, trovatosi a lavorare in una realtà poco sana come quella statunitense, abbia dovuto trovare una strategia per adeguarsi all’alimentazione di questo paese…)
Perchè la mela del finale è rossa e non verde come tutte le altre pietanze assassine presenti nel film? Ha sentito la necessità di inserire un colpo di scena?

Se il regista non dovesse rispondere a queste domande, rispondete pure al suo posto.
Se ne avete delle altre, ponetele pure.
Se volete informazioni più dettagliate, le trovate su Wikipedia:

“Troll 2 è un film horror cult del 1990 diretto da Claudio Fragasso, sotto lo pseudonimo di Drake Floyd. Durante la produzione, il film venne chiamato Goblin e alcune versioni straniere del film furono intitolate così, ma dopo il rilascio negli Stati Uniti, il titolo venne cambiato in Troll 2, nel tentativo di aiutare le vendite collegando la pellicola ad un altro film horror di successo, Troll pubblicato nel 1986. I due film, però, non hanno alcun nesso, a parte il titolo. Infatti, nessun troll appare in Troll 2.
La trama riguarda una famiglia americana, la famiglia Waits, che sta partendo per andare il campagna, per visitare un piccolo paese chiamato “Nilbog” (folletto scritto al contrario), ma vengono immersi in un incubo in cui sono perseguiti da goblin vegetariani, che trasformano le persone in piante prima di mangiarle.
Il cast include Michael Stephenson, George Hardy, Margo Prey, Connie Young, Deborah Reed, e Jason F. Wright. Troll 2 è stato girato a Park City nello Utah, USA. Il film è nella lista Bottom 100 di Internet Movie Database ed è considerato uno dei peggiori film mai realizzati.”

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La bombetta collettiva

Ciao a tutti,
stiamo organizzando per il nostro blog una sorta di brainstorming creativo in rete.
L’idea di noi bowler è quella di inscenare un processo creativo che sta alla base di molti gruppi artistici e produttivi.
Ciò che quindi vogliamo fare noi è proporre tematiche legate ad arte, attualità e comunicazione.

Ecco il primo argomento che tratteremo : le “PAROLE

Cosa devi fare tu?
Se ti va, puoi spedirci una mail a: bowlering@gmail.com oppure inserire direttamente un commento a questo post con una tua opinione al riguardo, può trattarsi di qualsiasi cosa: una foto, un video, un racconto, una scultura, un’illustrazione, od anche solo un link a contenuti già presenti in rete.
A chi interessasse saperlo, il vostro contributo verrà presentato con nome e cognome/nome d’arte e ci sarà la possibilità di scrivere un breve commento se si vuole.
Non vi sforzate per fare delle cose colossali! Ci piacerebbe avere anche solo spunti o suggestioni da poter condividere vicendevolmente.

A voi la bombetta !

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